"Teodoro Sogna" | La storia delle apparizioni e del Santuario di Jaddico
Visita guidata attiva: SOGNO storia di una visione - Biblioteca Arcivescovile "A. De Leo" e Santuario Jaddico Brindisi
Resoconto e narrazione dell’incontro svoltosi il 30 luglio 2026 presso il Santuario di Jaddico (Brindisi), intitolato “Sogno: storia di una visione”, organizzato dalla Biblioteca Arcivescovile “Annibale De Leo”.
L’evento ha ripercorso la storia antica del luogo e la figura straordinaria del Servo di Dio TEODORO D’AMICI, vigile urbano di Brindisi protagonista delle apparizioni e dei sogni mariani a partire dall’11 agosto 1962.
Nel corso dell’incontro, la Dott.ssa Katuscia Di Rocco ha illustrato l’avanzamento della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Teodoro D’Amici e la veridicità degli eventi di Jaddico, confermata dal decreto emesso dal Vescovo Mons. Domenico Caliandro l’8 dicembre 2022.
Ripercorriamo insieme i momenti salienti, i sogni della Madonna, le richieste della Chiesa e dell’Acqua, e la trasformazione interiore di un uomo che ha segnato la storia spirituale di Brindisi.
📍 Santuario di Maria SS. Madre della Chiesa – Jaddico (Brindisi)
📚 Organizzato della Biblioteca Arcivescovile De Leo
Registrazione audio dell’incontro. Ci scusiamo per il volume.
Questo video vuole essere un momento di preghiera, di memoria e di speranza, affidandoci all’intercessione della Beata Vergine Maria, tanto amata da Teodoro.
Se questo ricordo ha toccato il tuo cuore, lascia un commento con una tua preghiera.
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“Teodoro Sogna.”
I video che seguono vogliono raccontare i momenti e gli interventi più significativi dell’incontro. Ci scusiamo per l’audio.
Teodoro Sogna - SOGNO Storia di una visione le apparizioni e il Santuario di Jaddico
Testimonianza Tonino D’Amici Incontro organizzato dalla Biblioteca “Annibale De Le” Brindisi: Visita guidata Teodoro Sogna Storia di una visione
Benvenuti.
Se c’è un filo sottile che unisce le pagine di questo luogo, il Santuario di Jaddico, alla nostra storia, quel filo ha il nome di un uomo: Teodoro.
Anche se l’argomento della nostra conversazione odierna potesse sembrare differente, non potrei iniziare in nessun altro modo se non dicendo tre semplici parole:
“Teodoro sogna.”
Attraverso i suoi sogni — e non solo sogni — capiremo due messaggi fondamentali, due richieste arrivate dal cielo che hanno segnato per sempre la storia di Brindisi: la richiesta di una casa, ossia di una Chiesa, e la ricerca dell’acqua.
L’INCONTRO CON LA MADONNA E I PRIMI SOGNI
La protagonista di questi eventi è una Madonna che Teodoro ben conosce fin da ragazzo. Suo padre, Antonio D’Amici, aveva una campagna proprio qui accanto, e Teodoro passava di continuo da questo luogo. Fin da giovane, il suo sguardo si poggiava sempre su quella venerata immagine dipinta su un muro diroccato.
Tutto ha inizio nella notte dell’11 agosto 1962. La Madonna si presenta in sogno a Teodoro per un dialogo breve, essenziale: “Portami ceri e fiori.” E a che ora? A mezzanotte.
Al suo risveglio, Teodoro compie quel gesto con semplicità. Ma la notte seguente, il sogno si ripete identico: “Portami ceri e fiori… a mezzanotte.”
Questa volta le parole iniziano a pesare sul suo cuore. Tuttavia, il vortice delle giornate di un uomo cinquantenne lo assorbe subito: di giorno Teodoro è occupato, corre, lavora, parla. Era un uomo di carattere, burbero, abituato a dire sempre l’ultima parola.
Ma di notte, nel sogno, Teodoro è costretto a fare silenzio e ad ascoltare.
Quando il sogno si ripete ancora, capisce che non è un caso. Decide di aderire all’invito, tenendo però tutto dentro di sé. Non ne parla con nessuno.
LE PRIME VISITE A JADDICO CON MARTINELLI E GIUSEPPINA
È la notte del 14 agosto 1962. Prima di uscire di casa, Teodoro chiede al suo vicino di casa, Martinelli, di accompagnarlo.
Martinelli non sa dove stiano andando, ma rispetta il silenzio del suo amico. La macchina lascia Brindisi, percorre quattro o cinque chilometri, abbandona l’asfalto e si addentra in un tratturo di campagna. Si fermano al buio, tra la sterpaglia, i canneti e le vigne. È mezzanotte.
Teodoro accende i ceri, offre i fiori, recita una preghiera e insieme tornano a casa.
Tornato a casa, Teodoro crolla stanchissimo in un sonno profondo e riprende a sognare. Sua moglie Giuseppina, rimasta sveglia, lo sente parlare ad alta voce nella notte: “Hai gradito i fiori, Madonna mia? Ne vuoi ancora? Per il giorno 20? Va bene, per il giorno 20.”
Giuseppina ascolta attonita. Il mattino seguente attende che il marito le racconti qualcosa, ma Teodoro tace, e anche lei sceglie di non fare domande.
Il 20 agosto, Teodoro chiede nuovamente a Martinelli di accompagnarlo, ma questa volta il vicino declina per impegni familiari. È Giuseppina allora a proporsi e ad accompagnare il marito in quel luogo remoto.
In quei giorni accade qualcosa di profondo: Teodoro si innamora di nuovo. Non è l’amore terreno e familiare maturato con la sua Giuseppina, ma un amore spirituale, puro, elevato: l’Agape. Si innamora della Signora del murales, che descrive con una semplicità disarmante: “È bella, bella, bella.” Come la Vergine Maria disse all’Annunciazione, Teodoro fa suo quello stesso spirito: “Dimmi quello che vuoi e mi farò servo tuo per accontentarti.”
CHI ERA TEODORO?
Ma chi era davvero Teodoro D’Amici? Era un vigile urbano di Brindisi. Un uomo severo, d’un pezzo, temuto e rispettato. Non era certo una figura incline alle debolezze o alle suggestioni.
Molti dei suoi colleghi e conoscenti ne approfittavano per deriderlo, per metterlo alla berlina: “Sta passa quiddu ch’è vistu la Matonna” (Sta passando quello che ha visto la Madonna), dicevano al suo passaggio.
Eppure Teodoro rispondeva con pazienza e temperanza. Non si trattava di rassegnazione: quei sogni lo stavano plasmandolo e trasformando da dentro. Come un albero ormai duro e lignificato che riesce prodigiosamente a piegarsi, il vigile cinquantenne si riscopriva docile di fronte all’amore della Madonna.
I SOGNI SUCCESSIVI, IL CARDINALE E IL CONCILIO
I sogni si susseguono a ritmo incalzante:
Il 26 agosto 1962: La Madonna lo invita per la mezzanotte. Saranno in sette persone presenti. Non appena Teodoro scende dall’auto, il vecchio muro diroccato si illumina di una luce viva per tutto il tempo della preghiera.
Il 30 agosto 1962: Durante un temporale, Teodoro si ripara sotto il muro. Vede passare un Cardinale su un cavallo bianco. Il Cardinale saluta la Vergine come “Maria Assunta” e le dice: “L’altra volta fui io a costruirti la chiesa, questa volta sono di passaggio e non posso.”
Il 6 settembre 1962: La Madonna lo attende lungo una stradina dissestata e piena di spine. Si rivolge a lui con dolcezza materna: “Figlio mio, ho tanto freddo, ho bisogno di essere coperta.” Una Madonna vicina alle nostre preoccupazioni, ai nostri problemi, fatta come noi.
ANEDDOTI E TRASFORMAZIONE SPIRITUALE
Nel gennaio 1963, i sogni continuano a guidare i lavori: Teodoro sogna di dare un passaggio a una Signora verso Jaddico; le confida che sta costruendo una chiesa sperando che la Madonna gli dia la forza. La Signora gli posa una mano sulla spalla: “Non ti preoccupare figlio mio, l’aiuto della Vergine non ti mancherà mai.” Arrivati a destinazione, la Signora era svanita.
In un altro sogno, la Madonna gli fa capire che il tempio dev’essere più capiente perché “molta gente verrà anche dall’estero”. Questo spinge Teodoro a rifare le fondamenta da capo per ingrandire la struttura e porre il quadro esattamente al centro del Santuario.
A soli sei mesi dal primo sogno, il 27 febbraio 1963, viene posata la prima pietra. Una tempistica incredibile, parallelamente a un altro grande evento della Chiesa: il Concilio Vaticano II, aperto l’11 ottobre 1962. La storia di Jaddico si intreccia indissolubilmente con la storia della Chiesa universale.
LA CHIESA E L’ACQUA
Le due grandi richieste prenderanno forma concreta a settembre:
La Casa (La Chiesa): Il 30 settembre 1962, la Madonna gli mostra il muro tremante in pericolo di crollo: “Ho bisogno di una casa, mi trovo esposta alle intemperie.”
L’Acqua: Già il 7 settembre gli aveva rivelato: “Cerca dell’acqua mia e la troverai.”
E come avvenne a Lourdes, l’acqua diventa il segno tangibile della grazia. Il 17 ottobre 1962, Teodoro sogna degli operai che scavano le fondamenta; della calce gli schizza negli occhi mettendolo a rischio di sloccare la vista. La Madonna gli indica una direzione: “Vai da quella parte dove c’è l’acqua mia e lavati gli occhi.” Dopo intense ricerche, il 21 novembre 1962, Teodoro trova la sorgente proprio sotto il ponte della superstrada.
CONCLUSIONE
La conversione di Teodoro non fu un lampo istantaneo, ma un cammino graduale e costante. L’uomo dal carattere duro era cambiato.
I testimoni dell’epoca raccontano che quando pregava, la sua voce tremava dall’emozione. Non aveva più bisogno di forzare un sorriso: “Aveva il sorriso sulle labbra, era il suo stesso viso che sorrideva. C’era in lui un senso di beatitudine nel cuore.”
Teodoro non mantenne nulla per sé, fece solo quello che fin da bambino aveva promesso davanti a quella piccola immagine.
Oggi, ricordando quell’incontro del 30 luglio e ripercorrendo questa storia di fede e di visione, riconosciamo l’albero dai suoi frutti. E quei frutti, qui a Jaddico, continuano a nutrire il cuore di chiunque si fermi ad ascoltare.
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