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Riportiamo una parte del discorso del Padre Generale dei Carmelitani Scalzi, in occasione (13 novembre 2025) della Prima Sessione per la causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Teodoro D’Amici
“Carissimi, a nome dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi della provincia di Napoli e mio personale desidero rivolgere un cordiale saluto a Sua Eccellenza Monsignor Giovanni Intini, Arcivescovo dei Brindisi e Ostuni e a tutti voi in questo giorno di grazia in cui si apre il processo di beatificazione del servo di Dio Teodoro D’Amici.
Un saluto speciale ai familiari di Teodoro D’Amici e alla Pia Associazione dei Servi della Madonna che custodiscono con amore la sua eredità spirituale.
Ringraziamo il Signore per questo momento di chiesa e affidiamo il cammino del processo alla materna intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa, perché accompagna tutti noi nella via della Santità.Benveduti e grazie di cuore. Cominciamo con il Vespri. Teodoro D’Amici nasceva il 12 ottobre 1912 a Brindisi, dono per la sua famiglia e per la Chiesa tutta, che avrà in lui una testimonianza chiara di vita evangelica.
Oggi la Chiesa Diocesana di Brindisi-Ostuni si ritrova per elevare al Signore la lode per gli esempi di santità che ci pone nel cammino cristiano, al fine di aumentare in noi il desiderio dei beni celesti. Si apre questa sera la prima sessione del processo diocesano della beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Teodoro D’Amici laico.”
“Questo canale nasce con l’intento di condividere momenti di studio, riflessione ed eventi religiosi, per custodire e diffondere ciò che nutre la fede e il cuore. Trasmettere in diretta gli eventi riguardanti il Processo di Beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Teodoro D’Amici
Qui troverete incontri, celebrazioni, momenti di preghiera e approfondimenti aperti a tutti.
Se questo progetto vi sembra utile, vi invito a iscrivervi al canale: è un piccolo gesto che aiuta molto a far crescere questo spazio di condivisione.
Grazie di cuore.”
Omelia di S.E. Mons. Giovanni Indini Arcivescovo di Brindisi – Ostuni.
Prima Sessione per la causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Teodoro D’Amici. Santuario Santa Maria Madre della Chiesa Jaddico – Brindisi
13 novembre 2025
“Rimanete fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza promessa nel Vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunziato ad ogni creatura sotto il cielo.
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“Questi versetti della lettera di San Paolo ai Colossesi che abbiamo appena ascoltato suonano per noi questa sera come un appello. Mentre viviamo questo momento solenne di apertura della fase diocesana del processo di canonizzazione di Teodoro D’Amici, la parola di Dio ci dice, mi raccomando, rimanete fondati e fermi nella fede.
Non lasciatevi, uso le parole usate dal compianto Papa Francesco nell’Evangelio Gaudio, non lasciatevi rubare la speranza che vi è stata annunciata nel Vangelo. Allora la fatica di essere cristiani ogni giorno è questa, rimanere salvi, rimanere fondati, rimanere fermi nella fede, nella speranza e nella carità. Come possiamo fare questo? Beh, innanzitutto attraverso quei mezzi spirituali che la Chiesa ci offre per nutrire, alimentare la nostra fede, la parola di Dio, i sacramenti in primis, l’Eucarestia, la preghiera, la carità.
Ma per rimanere fermi e salvi serve anche l’esempio di uomini e donne che ci hanno preceduto nel cammino della fede e dopo nel sonno della pace. E se noi siamo qui per fare quest’atto solenne che riguarda una persona, Diodoro D’Amici, è perché in Diodoro e in altri santi, uomini e donne, che la grazia del Signore ha donato alla nostra Chiesa locale, noi vediamo dei punti di riferimento per rimanere salvi nella fede, nella speranza e nella carità. Semplicemente dovremmo dire loro sì, perché noi no, perché noi non possiamo provare a vivere la santità.
Perché la santità l’abbiamo resa noi una cosa d’elite. La santità è un dono di Dio a tutto il popolo cristiano, senza esclusione, senza preferenze di persone. Nel battesimo è stato seminato in noi questo seme di santità che come Diodoro, come la madre Valeria Succi di cui abbiamo aperto il processo qualche mese fa, come Matteo Farina, come Nina Lolli detta Mamma Nina, come Antonietta Guadalupe, vedete sono tutte figure che riguardano questa nostra Chiesa di Brindisi Ostuni.
Che avrà tutti i difetti, che avrà tutte le fragilità, che avrà tutti i limiti, ma c’ha anche i santi. E dunque noi forti di questa testimonianza dobbiamo provare a vivere il nostro quotidiano con la straordinarietà del Vangelo. Noi non siamo straordinari perché facciamo cose straordinarie, perché siamo appariscenti, perché calchiamo i palchi mediatici del nostro tempo.
Noi siamo straordinari perché vogliamo cucire, tessere direi la trama della nostra vita con la straordinarietà del Vangelo. E noi abbiamo questa sera davanti la figura di un uomo che non ha fatto rumore, ma che nel momento in cui Dio ha bussato alla porta del proprio cuore e l’ha fatto attraverso la sua mamma, la sua madre Maria. E Dio è così.
Noi non possiamo prevedere, ma c’è una categoria privilegiata di persone che Dio privilegia e quindi ha un occhio particolare verso queste persone perché diventino santi. Dio prende i santi, gli esempi, bussa alla porta delle persone che meno noi ci immaginiamo, perché è così. E qui siccome c’è di mezzo anche la devozione mariana, e noi lo sappiamo, Maria l’ha cantata nel Magnifico, ha guardato l’umiltà della sua serva, dunque è andata a scegliersi come madre l’ultima ragazza di Nazareth, non una regina, non una matrona romana.
No, una ragazza di uno sperduto villaggio della Palestina, perché Nazareth oggi è una città come si deve, ma all’epoca non era segnata nemmeno sulle carte geografiche e così è Dio. E’ andato a guardare al cuore di un vigile urbano della nostra terra, perché ha visto che in quel cuore c’era un tessuto che si poteva lavorare. E siccome lui scruta i cuori, noi accogliamo questa testimonianza, non possiamo fare altro che accogliere questa testimonianza, inchinarci davanti al modo di fare di Dio e dovremmo impararlo un po’ di più, perché se noi imparassimo un po’ di più il modo di fare di Dio, forse tante situazioni su cui ci intestardiamo nella vita di ogni giorno non lo faremo, perché li riterremo inutili, perché l’essenziale appunto è quello che, come diceva il piccolo principe, è invisibile agli occhi, ma Dio va a cogliere proprio quello che è invisibile agli occhi degli uomini perché lo coglie nella profondità del cuore di uomini e donne che fanno della loro vita quotidiana un luogo di santità, un laboratorio di santità.
Questa è la testimonianza che fin da questa sera Teodoro ci offre, la nostra vita può essere un laboratorio di santità senza rumori, senza clamori, esercitando bene la nostra professione, il nostro lavoro, la nostra missione, ma lasciandoci modellare da Dio, lasciandoci modellare dallo Spirito. Teodoro si è lasciato modellare dallo Spirito Santo e quando ha sentito il richiamo della madre, e Maria ha il suo richiamo, il suo fascino anche nel cammino di fede nostro, cristiano e della Chiesa, perché lei è la madre, con lei che, come ha detto quella volta alle nozze di Cana, continua a dire a noi, fate quello che vi dirà. Fidatemi, perché se fate quello che il Signore vi dirà, Lui vi indicherà la strada giusta perché la vostra vita sia piena, sia abbondante, sia bene.
E allora noi questa sera iniziamo questo cammino, come tutti i cammini, noi non sappiamo dove arriverà, ma forse a noi non interessa nemmeno dove arriverà, ma interessa che questo cammino che iniziamo, spinti dallo Spirito Santo, possa fornire a noi tutto quell’incoraggiamento, perché questo è il Magistero che, nel suo silenzio e nella sua maniera discreta, Teodoro ci offre e questo luogo ci offre, perché questo luogo è frutto dell’esperienza spirituale di questo uomo. E questo luogo mariana, dove tante persone confluiscono, non solo da Brindisi, non solo dalla diocesi di Brindisi Ostuni, non solo dalla Puglia, ma anche da fuori Puglia, questo è un luogo di spiritualità discreta, non è una spiritualità chiassosa, non è una spiritualità pacchiana. E io, in maniera stravagante, questa sera vorrei già chiedere questa grazia a Teodoro, che sta più vicino al Signore, il miracolo che gli chiedo è che questo luogo resti così.
Anche se il Signore concederà che quest’uomo possa o no salire alla gloria degli altari, che questo luogo rimanga sempre il luogo di una spiritualità discreta, profonda, silenziosa, perché questa spiritualità, questo modo di vivere la fede, attira anche i lontani. Perché quando la fede nostra è gridata, ostentata, non si avvicina a nessuno, non attira nessuno, fidatevi, ma quando è discreta e ha proprio i caratteri della maternità, perché qui c’è il timbro di Maria, e le madri non amano i palcoscenici, amano la relazione personale. Ecco, allora, avviando questo percorso questa sera, vogliamo chiedere per l’intercessione di questo nostro fratello nella fede, per l’intercessione della Vergine Maria, intercessione forte, che questo luogo resti sempre un luogo dove lo Spirito viene nutrito dalla parola, dall’Eucaristia, dai sacramenti, dalla riconciliazione, dalla carità.
Proprio, ecco, con il timbro anche carmelitano, che è un timbro di una spiritualità intensa, profonda, ma anche discreta. E poi, ricordo quest’ultimo particolare e finisco, questo santuario, che l’8 dicembre di quest’anno compirà 60 anni, è la prima chiesa che è stata dedicata a Maria Madre della Chiesa, proprio il giorno in cui si chiudeva il Concilio Vaticano II. E il titolo Maria Madre della Chiesa era stato enunciato dal Concilio Vaticano II.
Dunque qui, in questo luogo di spiritualità discreta, vorrei che fosse anche il luogo dove noi imparassimo ad essere chiesa conciliare. Quella chiesa che è consapevole di essere sacramento di Cristo, portatrice di Cristo, che si fa carico delle gioie, delle speranze, delle angosce degli uomini e delle donne del nostro tempo, che si nutre della parola e nella celebrazione liturgica incontra il Cristo risorto, che lo rimanda, che la rimanda come chiesa sulle strade del mondo per condividere nella carità la vita di tutti. Vorremmo vivere quello che Paolo VI disse chiudendo il Concilio Vaticano II, il Concilio ha vissuto l’etica del buon samaritano.
Si è messo sulla strada per farsi carico dei feriti, degli angosciati, delle persone fragile del nostro tempo. Bene, di qui deve partire questo monito, deve partire questa speranza, questo auspicio, che mentre noi ci mettiamo in cammino per approfondire la figura di Teodoro de’ Amici, perché il Signore lo faccia arrivare dove vuole lui, ecco noi raccogliendo la forza della spiritualità che in questo luogo si vive possiamo essere chiesa del Concilio Vaticano II, una chiesa di prossimità, una chiesa spoglia di tante cose inutili ma efficace nel parlare con la voce della madre e del padre al cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo. Affidiamo questo nelle mani della Vergine Santa.
