Video che con voce narrante descrive il contenuto del post “L’Alfa e l’Omega di Jaddico: il ritorno del Pastore che firmò la Verità”. Durante la narrazione la parola Jaddico è pronunciata Giaddico, ci scusiamo ma, resta il nostro Gallo “lu iaddu” che tiene in mano la Madonna.
Festa Santa Maria Madre della Chiesa
L’Alfa e l’Omega di Jaddico: il ritorno del Pastore che firmò la Verità
Ricordo del mio incontro con Monsignor Caliandro, il Vescovo che nell’ultimo giorno del suo mandato ha legato per sempre il suo nome al mistero della Madonna di Brindisi.
Il 25 dello scorso mese, tra le mura silenziose e cariche di grazia del Santuario di Jaddico, a molti di noi il cuore è balzato in petto. Dopo quattro lunghi anni di assenza, dovuti all’età e a una salute fragile che lo aveva costretto a curarsi lontano, in Toscana, ho rivisto Monsignor Domenico Caliandro. Per me, e per quanti lo considerano non solo un Pastore ma un vero Padre, è stata una grande gioia.
Il Vescovo Caliandro ha presieduto la Celebrazione Eucaristica. Le sue parole erano cariche di emozione per questo luogo a lui così caro.
Molti di noi avrebbero voluto a lui avvicinarsi, parlargli con il cuore in mano, eppure, quel timore reverenziale che si deve a un uomo di Dio ci ha frenato. Quello non era il momento giusto.
Ricordo ancora quando, durante il suo ministero a Brindisi, assieme ad altri amici della Pia Associazione dei Servi della Madonna andavo a trovarlo. Gli parlavo di Jaddico, e lui si faceva attento. Una volta mentre parlavo di quanto nei primissimi anni era accaduto a Jaddico e dei benefici che ne erano derivati, ho dovuto interrompere un mio racconto per una digressione, fu proprio lui poi a dirmi: “Tonino, continua, finisci il discorso”. Perché quando parlo di Jaddico non faccio sforzo: parlo con la passione di chi quella storia ce l’ha scritta dentro. Dentro il cuore.
Ma il legame tra Monsignor Caliandro e Jaddico va ben oltre l’affetto personale di molti di noi; entra di diritto nella storia della Chiesa. Il decreto con cui ha stabilito che i fatti di Jaddico sono veri, che la Madonna si è fermata davvero a Brindisi, è stato emanato nel suo ultimo giorno di mandato. Il suo ultimo atto d’amore e di governo prima di lasciare la guida della diocesi.
Un atto che oggi assume un significato profetico. Con le nuove disposizioni della Santa Sede, nessun singolo Vescovo potrà più stabilire autonomamente questo tipo di verità. Jaddico diventa così l’Alfa e l’Omega: l’inizio e la fine di una stagione della Chiesa.
Del resto, Jaddico è sempre stata legata ai nodi del tempo dello Spirito. La sua storia inizia l’11 ottobre 1962, appena due mesi prima dell’apertura del Concilio Vaticano II. E si consacra l’8 dicembre 1965, il giorno esatto in cui il Concilio si chiudeva. In questa data il Santuario veniva benedetto e intitolato a “Maria Madre della Chiesa”, proprio come il Concilio aveva voluto mettere in risalto la figura della Madonna.
Perché questo Santuario rimanga ancora oggi quasi nascosto al mondo, come un tesoro gelosamente custodito, è un mistero che deve ancora emergere del tutto. Del resto di “tesoro” a Jaddico si è sempre parlato.
Il muro di Jaddico con la sua Madonna e il Bambino affrescato è il “tesoro”, e la chiesa che lo protegge è il suo scrigno.
L’”occhiatura”, questo antico e dialettale termine brindisino, parlava di un tesoro nascosto. Quel tesoro che Teodoro disse di aver trovato, perché li a Jaddico aveva trovato la sua Madonna, la fede, l’amore verso Dio e verso il prossimo.
Ma una cosa è certa: quel filo invisibile che unisce il Concilio, il muro illuminato, l’ultimo decreto di un Vescovo-Padre e il suo ritorno tra noi, ci dice che la storia di Jaddico ha ancora pagine meravigliose da scrivere. E io, nel mio piccolo, spero di ritrovare presto il coraggio di sedermi di nuovo davanti a lui, davanti al Vescovo Caliandro, per continuare quel racconto interrotto.
Spero di potergli finalmente raccontare la storia del Santuario, così come faccio quando vengo accolto nelle chiese della diocesi.
Avrei voluto invitarlo anche pochi giorni fa, il 28 maggio, quando di Jaddico si è parlato a Martina Franca, nella chiesa di Cristo Re, ma non l’ho fatto pensando sempre alla sua salute, per non affaticarlo.
Proprio in questi giorni in cui ci prepariamo a solennizzare il Corpus Domini, il pensiero torna inevitabilmente a un altro grande esempio di fede dato dal nostro Vescovo. Ricordiamo tutti quando, durante la solenne processione, a causa della strada in discesa, delle chianche lisce e di un cedimento improvviso della sella, il Vescovo cadde da cavallo. In quel momento, stringeva tra le mani l’Ostensorio con il Corpo del Signore.
Cadendo, Monsignor Caliandro non pensò affatto a proteggere se stesso o ad attutire l’impatto: la sua unica preoccupazione fu quella di non lasciare l’Ostensorio, che rimase saldo e protetto tra le sue mani.
Ciò che custodiva in quel momento aveva un valore inestimabile, infinitamente più grande di qualsiasi tesoro terreno o “riscatto storico”. Un gesto che, oggi come allora, ci testimonia il suo cuore di Pastore.
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